HISTORIC MONZA 2020 : COMPETIZIONE ALLO STATO PURO. Autoavio.eu © by Fabrizio Pagotto e Umberto Buoro.

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365, tanti sono i giorni che ci dividono dall’ultima volta che abbiamo messo piede in un circuito. Crisi sanitaria, lockdown, annullamento di tutti gli eventi motoristici nazionali ed internazionali, competizioni che ripartono a singhiozzo ma a porte chiuse, media esclusi dagli eventi, tutti motivi che ci hanno obbligati a questo digiuno forzato. Esattamente un anno fa eravamo seduti in sala stampa ad intervistare Peter Patrick, francese patron di Peter Auto che con il suo tour porta la competizione per auto storiche nei più bei circuiti storici mondiali.

Che sia chiaro, non è una passerella di auto storiche, qui si gareggia sul serio e sotto il sedile scalpitano auto potentissime che raggiungono quotazioni da capogiro. E’ un festival di un retro motor sport dal fascino genuino di un tempo, meccanica semplice spinta da motori incredibili, piloti consapevoli di un rischio che costò la vita a molti sfortunati predecessori, la conduzione di mezzi così famosi e tanto rari con un unico obbiettivo: la vittoria! Alla domanda “quale sia la sua auto storica sportiva preferita” notiamo un certo distacco di Peter Patrick da tutto ciò che possa distrarre dalla realizzazione di un evento così importante, i suoi collaboratori lavorano in modo molto tecnico agli eventi senza partitismi o passioni particolari verso un marchio piuttosto che un altro, l’unico modo, continua Peter Patrick, per fare scelte oculate e responsabili per l’ottima riuscita degli eventi e la conseguente soddisfazione dei partecipanti.

Le nostre domande poi sono rivolte alla visione futura di Peter Auto e alla sostenibilità con la quale i mezzi storici devono inevitabilmente scontrarsi, conveniamo con lui che il prezzo in termini ambientali sia esiguo rispetto alla totalità dei mezzi mondiali circolanti e l’importanza storica così come il dovere conservativo superi di gran lunga tali esigenze pur operando nel rispetto delle attuali normative per lo smaltimento dei materiali e delle sostanze inquinati. Affrontando poi l’argomento che riguarda marchi storici italiani blasonati come Ferrari, Maserati, Alfa Romeo e la loro importanza come presenza per attirare pubblico e stampa con auto dal valore di svariati milioni di euro in pista, il fisco italiano intendiamoci, potrebbe avere curiosità tali da indurre taluni possessori a disertare le gare. Il tempo a disposizione termina rapidamente e ci congediamo con la promessa di una collaborazione attiva e proficua per il futuro. Un anno lontani dalle piste genera un’astinenza difficile da descrivere, inoltre la situazione attuale obbliga a lavorare con nuovi parametri di sicurezza che si aggiungono a quelli già esistenti.

A una settima dall’evento ci confermano la nostra presenza in circuito ma con un numero dei media ammessi a sole cinquanta unità operative mondiali, perplessi ma comunque onorati di farne parte! Inoltre la presenza del pubblico non è ammessa e la notizia genera un malcontento generale. Ore 8.00 del mattino varchiamo i cancelli del mitico circuito di Monza, ogni volta è come se fosse la prima, qui si respira adrenalina misto benzina, la pista odora di gomma violentemente bruciata sull’asfalto, i segni neri lo testimoniano! Un meccanico rabbocca una Ford GT40, ottani si liberano nell’aria inebriando il nostro fine olfatto allenato, le pistole pneumatiche serrano rumorose i dadi dei grossi pneumatici.

Arrivano i piloti, gente con il pelo sullo stomaco e un fisico in grado di governare una montagna di cavalli, come in un rito completano la loro vestizione ignifuga, il balaclava, poi il casco e infine i guanti. Entrare in queste bare a quattro ruote implica infilarsi letteralmente in un vano angusto, soffocante, tetro. La procedura di partenza si completa con la chiusura della piccola porta e la messa in moto del motore, profondi e ritmati latrati animano questi motori desiderosi solo di essere liberati da una gabbia di mesi di riposo forzato, semaforo verde, sfilano in pit lane mostruosi prototipi, molti recano scritte quali “24 h du Mans” a testimonianza del carattere endurance di questi mezzi.

La cosa strana che stride e cozza con questo festival della velocità e della competizione sono le tribune vuote, l’assenza della vera linfa che dà un senso a qualsiasi sport, il pubblico. L’assenza degli spettatori ci rende ancor più consapevoli dell’importanza del nostro lavoro di testimonianza descrittiva e fotografica, siamo come gli occhi e le orecchie di una tifoseria incappucciata dalle normative anti covid, un tramite invisibile che abbatte cancelli e reti e porta l’informazione in ogni dove. Apriamo le danze alle varianti Ascari dove non manca lo spettacolo con l’uscita di pista della Jaguar Gruppo C Racing che rilascia un gran fumo misto pezzi di carbonio e compositi disseminati su tutta la l’area coinvolta, è richiesto l’intervento della Safety Car per consentire la rimozione del mezzo al carro attrezzi.

Ripresa la gara nessuno concede nulla e i sorpassi violenti in staccata non mancano di arrivare. Dopo la pausa pranzo il cielo si chiude e una timida pioggia inizia ad inumidire la pista. Due Ferrari 250 GT SWB danzano sui cordoli della prima variante e i piloti controllano i mezzi con abilità degna di chi guida queste icone, l’accelerazione e la coppia del 12 cilindri di Maranello spinge velocissimo i mezzi che vengono come inghiottiti dall’enorme curva Biassono. L’acqua cade leggera sulla pista e in breve tempo l’asfalto si fa viscido ed insidioso, la guida diventa imprecisa e piena di correzioni, il primo testa coda non tarda di arrivare.

Il pomeriggio si conclude con un timido sole al tramonto, i suoi tiepidi raggi penetrano rasoterra i locali dei box accarezzando queste vecchie signore a quattro ruote, una coppa luccicante svetta sopra una scocca che porta i segni della battaglia, la squadra che festeggia, il botto di una bottiglia stappata, è il momento in cui i piloti depongono le armi, tolgono casco e guanti e tornano terreni. Oggi questi uomini hanno riscritto la storia, le loro imprese sono per gli appassionati indispensabili come l’ossigeno, allo stesso tempo il sostegno dalle tribune è una forza irrinunciabile. I cancelli del circuito si chiudono dietro di noi, oggi abbiamo raccolto un’energia nuova che ci infonde speranza, il mondo è cambiato ma noi non molliamo!

Fabrizio Pagotto per autoavio.eu

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Fabrizio Pagotto
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Umberto Buoro
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IN COLLABORAZIONE CON RACETRACK STUDIO
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